Meditazione di Benedetta: Giudicare il bene e il male in questa vita   Aggiornato recentemente!


Prima del peccato di disobbedienza, Adamo ed Eva, vivevano felici nel Paradiso terrestre: è lecito pensare che fossero stati creati per obbedire al loro Creatore e trovare in Lui la loro gioia, quindi che non ci fosse bisogno di conoscere e desiderare di più di quanto era stato loro concesso. Dio voleva che essi non conoscessero cosa è bene e cosa è male. Perché? Perché solo Dio è l’unico Giudice Giusto, Santo, Perfetto e Misericordioso.

Adamo ed Eva erano stati creati a immagine e somiglianza di Dio, capolavori della creazione: gli unici in grado di conoscere e amare il Creatore. Ma ci fu la disobbedienza che portò rovinose conseguenze.

Oggi, noi che siamo in cammino alla sequela di Gesù, nostro Redentore, proviamo a fare un collegamento tra alcuni punti della Scrittura: il primo che abbiamo appena considerato e il “non giudicate” (Mt 7,1), che troviamo anche il Lc 6,37. Un’altra frase da considerare la troviamo in Gc 4,12: “Uno solo è il legislatore e giudice, Colui che può salvare e mandare in rovina; ma chi sei tu, che giudichi il tuo prossimo?

Di solito non ci contentiamo di giudicare solo il nostro prossimo e sulle nostre labbra i giudizi sono troppo frequenti anche a riguardo dei fatti della vita, perché non consideriamo né le cause (e conseguenze) né CHI, al di sopra di tutti, guida la storia dell’umanità, di ogni singolo essere umano, e di tutta la creazione.

Ma se noi, consapevoli della nostra limitatezza, non giudichiamo in contemporanea ci esoneriamo dalla capacità di sapere cosa è bene e cosa è male e ci fidiamo e affidiamo al Signore con filiale fiducia. Ne consegue che ora, come fin dall’inizio della storia è necessario ubbidire a Dio, ritornando, spiritualmente, all’innocenza che avevano i nostri progenitori prima del peccato.

Riflettendo possiamo ammettere che non siamo effettivamente in grado di giudicare cosa è bene e cosa è male. Perché? A causa della nostra limitatezza, della nostra natura corrotta, della nostra miseria spirituale.

Inoltre, il nostro corpo corruttibile ci fa considerare ogni cosa in rapporto alla brevità della nostra vita, della nostra piccola esperienza e, soprattutto, non abbiamo parte della Sapienza eterna.

Ovviamente ci comportiamo come ci sembra bene ma io credo che l’unico bene è obbedire alla Volontà di Dio che troviamo espressa nei Comandamenti, nei Precetti della Chiesa e nella sequela del Signore Gesù.

Vi è anche la Volontà di beneplacito di Dio, che dobbiamo vedere in tutti gli avvenimenti, cioè in tutto ciò che accade: nella malattia, nella morte, nelle tribolazioni, nella consolazione, nelle avversità, nelle prosperità e in tutte le cose impreviste.  Questa Volontà d Dio ci risulta gradevole quando asseconda i nostri desideri ma molte volte ci è sgradevole perché è contraria alla nostra volontà. Ricordiamo che per giungere al Paradiso dobbiamo conformarci alla Volontà divina, seguendo Gesù che “umiliò Sè stesso e si fece obbediente fino alla morte e una morte di croce” (Fil 2,8).

Di fronte ai Giudizi di Dio dovremmo umilmente ammettere che Lui ha sempre ragione perché è Sapienza, quindi quando permette sofferenze, ingiustizie, malattie, guerre e calamità dovremmo inginocchiarci e benedire la sua Volontà, che crocifigge buoni e cattivi secondo i suoi Disegni. Il suo Amore infinito si esprime nell’eternità: un tempo che non è ancora nostro. Ogni evento che ci riguarda, nella nostra breve vita, esige una risposta umile e cristiana.

La persona molesta, il vicino maleducato, l’avvenimento che scombussola i nostri piani, la malattia, l’offesa non meritata, l’ingiustizia subita: tutte queste cose, piccole o grandi che siano, sono Volontà di Dio, che non possiamo cambiare e che esigono una risposta di fede, di speranza e di carità.  Possiamo pensare che siano male ma non lo sono per il semplice fatto che Dio le ha permesse. E’ il Signore che si serve di tutto e di tutti (anche del diavolo) per condurci, a suo tempo, alla Dimora che ci ha preparato in Cielo.

Di fronte a un evento avverso diamo comunque e sempre una risposta, che può essere:

  • Ribellione, come fanno i non credenti.
  • Rassegnazione triste perché non ci sono alternative, quando si ha ancora una fede debole.
  • Volontà di benedire Dio nella sofferenza che ci ha inflitto, e che non capiamo, perché crediamo al suo Amore infinito e incessante verso noi e verso tutti. Questo richiede la mortificazione del nostro egoismo e non è facile, ma è la Via maestra che ci ha insegnato Gesù. Suo cibo, infatti, era fare la Volontà del Padre (Gv 4,34)

Dobbiamo anche considerare che esercitiamo il nostro libero arbitrio con continuità, spesso anche senza avvedercene: anche le cose più piccole possono unirci sempre più a Dio, come possono anche allontanarci.

Impariamo a benedire sempre la Volontà di Dio e consideriamo, ad esempio, che se Lui permette che veniamo insultati ingiustamente forse avevamo bisogno di diventare umili. Benediciamo la persona che ci ha ferito perché fratello e servo dell’unico Dio. Preghiamo sempre per tutti, affidandoli all’Amore Divino.

Le malattie, le sofferenze, le contrarietà le possiamo considerare come preziosi talenti che dobbiamo trafficare perché portino frutti di vita eterna. Dobbiamo persuaderci che quando la nostra volontà differisce dalla Volontà di Dio, Lui ha sempre ragione e noi sempre torto, quindi cerchiamo di conformarci e la sua grazia opererà con potenza in noi. In conclusione: qualunque cosa succeda, e ogni giorno, benediciamo la Volontà di Dio, sempre e comunque. Impegniamoci a fare la Volontà di Dio espressa e cerchiamo di conformarci, per mezzo della fede e dell’amore, alla sua Volontà di Beneplacito.