La prima parola che Dio rivolge all’uomo, nella Bibbia, è una domanda. Nel capitolo 3 di Genesi leggiamo che Adamo ed Eva, dopo la disobbedienza al comando divino, si nascosero perché avevano paura. Il peccato aveva creato una separazione tra l’uomo e Dio e udire la Voce del Signore non provocava più gioia, ma timore. Si sono resi conto di essere nudi perché avevano perso l’innocenza. Avevano smesso di fidarsi di Dio, cercando l’indipendenza e, diventando padroni di sé stessi, erano anche soggetti alla paura delle conseguenze delle loro azioni. Si sono sentiti fragili e colpevoli.
Allora Dio interviene e chiama con la domanda: “Dove sei?” (Gn 3,9)
Questo episodio mi fa pensare che il Signore interviene sempre, dopo ogni umana caduta, con una Delicatezza che gli è propria, che è soprattutto Pedagogia Divina, per ricondurci alla comunione con Lui. Che senso aveva quella domanda, visto che Dio sapeva perfettamente cosa Adamo ed Eva avevano fatto e dove erano? Io credo che servisse per fare riflettere i due, perchè giungessero alla consapevolezza della loro misera condizione. Non ci sono accuse o rimproveri, come non ci sono neppure nella parabola del Padre Misericordioso, che accoglie il figliol prodigo, al suo ritorno alla casa paterna.
Dio fa una domanda che invita alla relazione, alla risposta e, soprattutto, interpella interiormente.
E’ sempre il Signore il primo ad intervenire per ristabilire un dialogo che ci riconduca a corrispondere al suo Amore, perché è solo nell’amarlo che otteniamo il perdono e la salvezza. Noi, esercitando il nostro libero arbitrio, rispondiamo alle sue chiamate, nel modo in cui siamo capaci in quel momento, ma il Signore non ci abbandona e continua a interpellarci, a causa del suo Amore infinito. E cosi ci conduce, passo dopo passo, per tutta la nostra vita, anche se il più delle volte, non ce ne rendiamo conto. Noi dovremmo imparare ad ascoltarlo, cominciando dalla preghiera vera che è dialogo e amore verso di Lui.
Un’altra cosa che si nota è che le domande di Dio sono sempre al presente, perché vogliono liberarci dal passato. Anche con questo Lui, che riconosce sempre la nostra dignità, ci ricorda che è molto importante vivere il presente. Il “qui e ora” segna la Presenza di Dio, la sua Benevolenza, la sua Provvidenza.
Gesù Risorto chiede a Pietro: «Mi ami?». Anche Pietro era caduto, ma Gesù non fa cenno al passato e gli chiede se lo ama in quel momento presente. Perché, quando Dio perdona, anche dimentica, cioè cancella definitivamente il peccato, che non sarà mai più oggetto di accusa contro il peccatore. Quindi il perdono di Dio permette di ricominciare senza il peso del passato, seguendo Lui che fa nuove tutte le cose.
Non è facile per noi vivere pienamente il momento presente, ma dobbiamo ricordare che Lui è sempre con noi, in ogni momento e in ogni luogo della nostra vita, di giorno e di notte, nella gioia e nel dolore. Abbiamo bisogno di cercare il silenzio interiore per pregare e anche per interrogarci su dove siamo noi e se lo amiamo davvero come diciamo, pensiamo o speriamo.
Dove siamo? Dove sono io adesso con il cuore? Sono in comunione con il mio Signore?
La mia preghiera la posso considerare un dialogo d’amore con Lui, oppure è solo un egoistico monologo?
Ripeto preghiere già fatte con poco coinvolgimento, cioè più per presunto dovere che per amore? Mi impegno a seguire Gesù? Ho un cuore sincero che si preoccupa per la gloria di Dio e la salvezza dei fratelli? Sono tiepida o tengo alimentata la lampada della fede? Rendo buona testimonianza con le parole e le opere?
Spero che Lui non abbia a dirmi: “Mi onora a parole ma il suo cuore è lontano da Me” (Matteo 15,8)
Ma, se anche in queste riflessioni ci troviamo in difetto, non dobbiamo scoraggiarci, perché il Signore ci viene incontro per primo e sempre ci traccia il giusto cammino personale. Penso che sia difficile avere la consapevolezza che serve per dare giuste risposte alle domande in questione. Sappiamo però che abbiamo sempre motivo per chiedere perdono a Dio e sappiamo pure che Lui perdona sempre chi si pente. La nostra preghiera deve essere in sincerità di cuore e fiduciosa, perché il Signore non delude chi confida in Lui.
Sappiamo che non possiamo conoscere noi stessi se non attraverso la conoscenza di Dio e che Lui vuole farsi conoscere da noi. E più lo conosceremo e più lo ameremo, perché è infinitamente Amabile.
Solo nella sua Luce vedremo riflessa la nostra immagine, come in uno specchio. Poiché è scritto: “E noi tutti, a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l’azione dello Spirito del Signore.” (2 Corinzi 3,18)
Preghiera: Signore, io non so dove sono, ma Tu lo sai. Io non so quanto ti amo, ma so che non ti amo quanto vorrei. Io credo in Te e mi abbandono con fiducia filiale alla tua Volontà. Tu sei il mio Dio e, come la cerva anela ai corsi d’acqua, così l’anima mia anela a Te. Saziami del tuo Amore e fammi essere una tua serva inutile. A Te, sia onore e gloria in tutti i secoli e da tutte le tue creature.

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